Questa pagina è presente in:
Italiano |  Català | English
Home Manifesto Letture Consigliate Glossario FAQ Collabora Contattaci

Il Manifesto di Ac Lab

Versione: 1.0.0
18-07-09

“Vanno
vengono
per una vera
mille sono finte
e si mettono li tra noi e il cielo
per lasciarci soltanto una voglia di pioggia.”

Le nuvole, Fabrizio De Andrè

Cos'è il cloud

E' difficile dare una definizione precisa di cloud computing. Il termine è stato coniato da Eric Schmidt, CEO di Google. Rivolgendosi alle imprese (possibili acquirenti di servizi), Schmidt ha presentato questo modello di calcolo, che consiste molto banalmente nell'inviare dati a servizi esterni che si occuperanno della loro elaborazione. Secondo lui, questo significa per noi non doverci preoccupare più di nulla perchè, mentre noi dormiamo sonni tranquilli, il programma che ci serve è in esecuzione là fuori, da qualche parte... su una nuvola.

Ma cosa implica questo?

  1. Che i nostri dati sono su una nuvola.
  2. Che non sappiamo realmente cosa stia accadendo ai nostri dati e come verranno usati.
  3. Che non sappiamo nulla del computer che sta elaborando i nostri dati: sistema operativo, programmi, configurazione, hardware. Anche qualora su di esso girasse software libero, esso sarebbe comunque non libero dal nostro punto di vista.
  4. Che non possiamo modificare in alcun modo questa elaborazione, né verificarne la correttezza.
  5. Che sappiamo ben poco delle persone che lavorano ai nostri dati e hanno accesso ad essi, o al risultato della loro elaborazione.
  6. Che i nostri dati, invece di stare nel nostro computer, svolazzano qua e là sotto gli occhi delle varie autorità. Non è un caso che la CIA sia il maggior finanziatore di uno dei maggiori servizi di cloud del mondo (Facebook).

Ma allora tutto è cloud?

Lo stesso concetto di Internet, in effetti, si basa sull'invio di dati a server esterni. Quando visito un sito, invio una richiesta e attendo la risposta, cioè la pagina così come viene visualizzata sul mio computer. Quando pubblico un sito su un servizio di hosting, invio testi e immagini a un servizio esterno, che si occuperà di mostrarlo ai visitatori del sito. Anche questo è cloud?

Probabilmente la risposta è opinabile, proprio perchè la definizione di cloud è... nebulosa. Va però ricordato che cloud è un termine inventato per ragioni di marketing, che mira a diffondere il messaggio: “affidateci i dati e attendete fiduciosi, voi non dovete fare niente e non dovete sapere niente”. Quando si utilizza un servizio di hosting le cose non stanno affatto così: sappiamo dove stiamo caricando il nostro materiale, quale software viene utilizzato, possiamo intervenire entro certi limiti sulla configurazione, l'hoster ha la responsabilità di far funzionare la macchina, ma noi abbiamo la responsabilità (che spesso non fa dormire troppo tranquilli) di far funzionare le applicazioni web che vi girano sopra.

Per contro, non possiamo avere la certezza assoluta che il software che gira sulla macchina è quello che ci viene elencato, possiamo configurarlo solo in minima parte, non possiamo modificarlo (quindi, qualora fosse software libero, per noi è come se fosse proprietario) e non possiamo controllare cosa fanno i tecnici che hanno accesso ai nostri database.

Si può dire che servizi come l'hosting, ma anche molti altri che utilizziamo quotidianamente, non sono nuvole ma contengono in sé i germi del cloud. Utilizzarne alcuni è inevitabile, tuttavia occorre essere ben consci che si sta scendendo a un compromesso tra la propria libertà e una serie di altre necessità pratiche, come il non essere in grado di configurare un server da sé.

Riprendiamoci l'acqua! Che piova!

Il cloud è l'estremo opposto rispetto a ciò che vogliamo. Ciò che vogliamo non riguarda solo l'ambito ristretto dell'informatica, ma tutti gli aspetti della vita e della società, e si riassume in pochi concetti semplici, come Autogestione, Autorganizzazione e Condivisione.

Quello che una persona sola non può fare, spesso può essere fatto da una comunità, anche molto piccola, che abbia tra i suoi valori più importanti la solidarietà. Ad esempio, se da una parte non è possibile né desiderabile che ogni persona possegga un server web connesso a internet, è però pensabile che ogni gruppo di amici ne abbia uno. In questo modo si evita che i propri dati personali vengano immessi nel database di varie multinazionali o altre entità inquietanti, si evita che il servizio da noi scelto utilizzi il materiale che carichiamo in modi che non ci piacciono (ma che non possiamo contestare, avendo accettato determinate condizioni d'uso), si evitano varie questioni di sicurezza e si evita di utilizzare tecnologie non libere, se non le approviamo.

Un gruppo di persone può facilmente raccogliere abbastanza soldi per mettere in piedi un piccolo server. Se almeno una persona è in grado ed è disposta a occuparsene dal punto di vista tecnico, questo server può divenire operativo. Servono altre persone che se ne occupino, almeno a turno; se mancano le competenze per farlo, la persona che le ha può diffondere le sue conoscenze ai suoi amici. Nel momento in cui determinati saperi servono a più persone, è desiderabile che il maggior numero possibile di esse li padroneggi, per evitare che dipendano da pochi specialisti.

Tuttavia, non importa che tutti sappiano fare tutto. Qui si scopre l'importanza primaria della solidarietà in un sistema sociale sano. Se una persona di occupa di un server o è disposto a insegnare ciò che sa ad altri o a risolvere i problemi informatici altrui, è però probabile che non abbia molte conoscenze di idraulica o di meccanica. Di conseguenza, se gli scoppierà un tubo, o se il motore della sua macchina perderà colpi, sarà per lui importante poter contare sulle persone che si avvalgono dei suoi aiuti informatici, che possono essere appunto idraulici o meccanici.

Tutto ciò si può riassumere in uno slogan: riappropriarci delle nostre vite. Autogestione di ciò che abbiamo, autorganizzazione delle nostre vite, autodeterminazione di ciò che siamo. Condividendo sforzi, saperi e cose materiali. E' un modo alternativo di vivere: la nostra società si basa su principi ben diversi e tenta di rendere impossibile la Condivisione. Il cloud va esattamente nella direzione di toglierci il controllo di noi stessi. Perciò avviare un microsistema alternativo non è facile: si necessita di tempo e conoscenze che spesso scarseggiano. Una volta che si ingrana, però, si scopre come questo diverso approccio alla vita non sia solo idealmente migliore, ma anche più pratico.

Documento sottoscritto da:

  • Sante Caserio
  • NW/315°
  • GNUccio
  • al3xu5

Questa pagina è stata visitata 912 volte dal 28/05/09


 
manifesto.txt · Ultima modifica: 18/07/2009 22:11 da santecaserio
 
Licenza
Abbonati al feed RSS XHTML 1.0 Transitional Valido CSS Valido!